lunedì 20 settembre 2010

Paradiso Terrestre

Allora il Signore Dio plasmò la donna e l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle loro narici un alito di vita e la donna e l'uomo divennero esseri viventi. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò la donna e l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. Il Signore Dio prese la donna e l'uomo e li pose nel giardino di Eden, perché lo coltivassero e lo custodissero. Il Signore Dio diede loro questo comando: «Voi potrete mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non dovete mangiare, perché, nel giorno in cui voi ne mangerete, certamente dovrete morire». E il Signore Dio disse: «Non è bene che la donna e l'uomo siano soli: voglio fargli un aiuto che li corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse alla donna e all'uomo, per vedere come li avrebbero chiamati: in qualunque modo avessero chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così la donna e l'uomo imposero nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, dio sa che il giorno in cui voi ne mangerete si aprirebbero i vostri occhi, e dio stesso morirebbe, conoscendo voi il bene e il male».
Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due, e tutti e due conobbero la bellezza del mondo e del cosmo intero e il profumo dei ruscelli e i colori dell'arcobaleno. Conobbero l'inesistenza del bene e del male e la dolcezza della carezza umana e le sfumature melodiose l'uno negli occhi dell'altro. E conobbero di essere vestiti; si tolsero di dosso le foglie di fico e furono nudi, e non ebbero vergogna. La Donna e l'Uomo si unirono, e la Donna creò l'Uomo sussurrandogli in nome Adamo, e l'Uomo creò la Donna sussurrandole in nome Eva. Poi udirono il rumore dei passi di dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l'Uomo e la Donna si portarono al cospetto di dio, in mezzo agli alberi del giardino. Adamo chiamò dio, e dio gli rispose: «Avete forse mangiato dell'albero di cui vi avevo comandato di non mangiare?». Rispose l'Uomo: «La Donna che io amo mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Dio disse alla Donna: «Che hai fatto?». Rispose Eva: «Il serpente mi ha aperto gli occhi e io ho mangiato. Poi anch'io ho aperto gli occhi».
Allora dio disse: «Ecco, l'Uomo e la Donna sono diventati come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male». E Adamo rispose: «Ecco, dio è diventato come uno di noi in quanto alla conoscenza dell'Uomo». Ed Eva baciò dio sulle guance e gli disse: «Tu fosti nostro padre, in passato, e noi avemmo bisogno di te. Ma ora sappiamo che sempre tu fosti nostro figlio, e noi scegliamo di vivere senza te». E l'Uomo e la Donna scacciarono dio dal giardino di Eden, per amare il suolo da cui erano stati tratti.

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